Il Bacanàl dei Veronesi tuti mati
By Chiara Baroncini
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Il Bacanàl dei Veronesi tuti mati
A Carnevale ogni scherzo vale!
Chi non ha mai udito o pronunciato questa frase? Già con l’inizio di febbraio, grandi e piccini cominciano a percepire il clima festoso e allegro tipico del Carnevale, clima che ben si addice all’animo dei Veronesi tuti mati. I cittadini di Verona, infatti, sono da sempre considerati simpatici e scherzosi, ottimi compagni di risate.

Lo stesso Johann Wolfgang Goethe colse l’attitudine un po’ “matta” della popolazione veronese, tant’è che nella sua opera Viaggio in Italia (Sansoni Editore, 1786-1788) si legge:
“Nei giorni di mercato, la folla sulla piazza è grandissima, e l’occhio può rallegrare alla vista di vere montagne di frutta, di legumi, di aglio, di cipolle. Tutti gridano, cantano, scherzano per tutta la giornata; si spingono, si urtano, fanno strepito e ridono continuamente”.
Il Carnevale veronese, conosciuto come Bacanàl del Gnoco, è considerato uno dei più antichi: le sue origini risiedono infatti nel Medioevo e sono legate alla figura di Tommaso Da Vico, un medico del XVI secolo. Si narra che Da Vico lasciò nel suo legato testamentario l’obbligo di distribuire annualmente viveri e alimenti alla popolazione del quartiere di San Zeno.
In particolare, l’origine del Bacanàl del Gnoco, conosciuto anche come “Festa dell’Abbondanza”, sembra risiedere nella rivolta del 18 giugno 1531: in quel periodo Verona era devastata dalle continue inondazioni dell’Adige e dalle invasioni dei Lanzichenecchi di Carlo V. La popolazione, ridotta in miseria, insorse e assaltò i fornai in piazza San Zeno. La rivolta venne placata grazie all’intervento di alcuni cittadini che donarono farina e altri viveri ai più poveri. Secondo la tradizione, tra questi benefattori c’era anche Tommaso Da Vico che distribuì farina, formaggio e burro, ingredienti che servirono alla popolazione per creare i famosissimi gnocchi. Così, Da vico è oggi considerato colui che inventò i gnochi e da questo episodio nacque il Venerdì gnocolar, il principale appuntamento del Carnevale veronese durante il quale il centro della città viene attraversato da sfilate di meravigliosi carri allegorici.

La maschera più nota del Bacanàl del Gnoco è il Papà del Gnoco, un uomo con una folta barba bianca che si muove a cavallo di una mula dispensando caramelle ai bambini e porzioni di gnocchi agli adulti. Essendo il re del Carnevale ed essendo il suo nome etimologicamente legato a “papus” (“mangiare”), possiede uno scettro dorato a forma di forchetta ed è sempre accompagnato dai suoi servitori, i Macaroni.
Alla luce di quanto detto finora, il Papà del Gnoco sembra essere una figura bonaria e simpatica; tuttavia, la sua storia ci riserva inquietanti sorprese. Italo Martinelli, un autore di Edizioni ZEROTRE, scrive nella sua opera Veronesi tuti mati:
“Chi potrebbe mai dire che sotto il cappello colorato a forma di cubo e dietro la barba vaporosa che incornicia il volto pacioso che profuma di ‘cacio e butirro’ si nasconda invece una figura infernale? Quelli di un re di ritorno dall’Ade, stretto parente di quel gigante Hellequin che, brandendo una pesante clava di legno era a capo dell’exercitus mortuorum. [...]
La cavalcatura del nostro Sire è un asino che da che mondo è mondo ha sempre avuto a che fare con la fecondità e i luoghi ‘inferici’; cavalcando un asino, lo abbiamo visto, sono molti gli eroi o addirittura gli dèi che hanno attraversato indenni le regioni dell’Oltretomba per ritornare più forti e rigenerati”.
Le parole di Martinelli ci rivelano inaspettate informazioni riguardo questa figura bizzarra: sembra, infatti, che il tanto amato Papà del Gnoco sia in realtà un “re di ritorno dall’Ade”.

In un giorno festoso come il Carnevale, però, non è piacevole perdersi in tali digressioni. Lasciamoci quindi avvolgere dall’allegria del Carnevale e dall’entusiasmo dei veronesi – tuti mati! – come infatti si legge:
“Forse tutte queste ‘brutte’ cose è meglio non raccontarle ai nostri bambini, e lasciarli attorniare festanti e gaudenti il loro caro Papà del Gnoco”.
A proposito di allegria e di veronesi, come non concludere con un breve approfondimento sui famosissimi gnochi? In molti hanno avuto il piacere di assaggiare questo piatto semplice ma gustoso, però solo pochi sono a conoscenza della ricetta originaria. Inizialmente, infatti, l’ingrediente principale degli gnocchi non erano le patate, bensì la farina, ed erano conosciuti come “macaroni”, da cui presero il nome i servitori del Papà del Gnoco, appunto, come detto sopra. Si univa la farina ad acqua e sale e si lavorava l’impasto fino a creare dei filoncini. Questi ultimi venivano poi tagliati in pezzetti di circa tre centimetri e gli si dava una forma a virgola grazie a una leggera pressione con il pollice. A questo punto venivano cotti per circa trenta minuti in acqua salata e infine venivano conditi con burro e formaggio.
Un ottimo modo per trascorrere il Carnevale, anche in virtù delle restrizioni governative finalizzate al contenimento della pandemia, è proprio quello di dedicarsi alla cucina e riscoprire alcune ricette antiche: chissà, magari i sapori di un tempo riusciranno a stupirci! A tal proposito, consigliamo la lettura di Antichi sapori, un libro di Maria Pia Eliodeni (Edizioni ZEROTRE) in cui è racchiusa una ricca fetta della letteratura culinaria veronese. Buona lettura!
